martedì 23 ottobre 2012

Master breve in diritto processuale penale minorile

       Perugia 9-16-23-30 nov. / 7-14 dic. 2012

Master breve in diritto processuale penale minorile


Sala del Consiglio Provinciale, Piazza Italia 11

(18 crediti formativi)

"Uno sguardo vero è quello di chi sa vedere il bene in chi ha sbagliato o sta ai margini della società, di chi sa riporre la fiducia nell’altro, qualunque cosa abbia commesso e sa di conseguenza valorizzarlo, offrendogli le condizioni di rapporto affinchè tutte le energie positive, presenti in lui, vengano liberate ed esplodano nella realtà”



La criminalità minorile sta diventando un problema sempre più complesso, le cui cause sono da ricercare nella combinazione di fattori individuali, familiari, ambientali e, più genericamente, sociali.

Il Master in oggetto, ideato per far luce su una questione tanto dibattuta nel nostro territorio, si propone di approfondire, in un’ottica di praticità, gli istituti e le norme del Processo Penale Minorile, così come disciplinato dal D.P.R. n. 448/1988, evidenziando le peculiarità di tale settore della giustizia penale.

Una particolare attenzione verrà dedicata alla tematica della Giustizia Riparativa e, quindi, alla “Mediazione Penale Minorile”, quale specifica opportunità di riparazione delle conseguenze del reato, restitutiva per la vittima ed educativa per l’autore dello stesso, alla luce della casistica e della prassi territoriale.

“Le sanzioni prese sono spesso riconosciute necessarie, ma i giovani non hanno potuto essere ascoltati!” : il Mediatore, pertanto, ha l’importante ruolo di facilitare nel ragazzo, attraverso una nuova consapevolezza di sé (ex-ducere), il convincimento di essere in grado di trovare la propria strada, nonché di riaprire una comunicazione interrotta dal reato, o di costruirne una nuova.

Nel corso degli incontri, verranno illustrati gli aspetti relativi alla nomina ed al compenso del professionista, nonché le essenziali norme deontologiche ed i principi etici, perché l’Avvocato del Minore possa affrontare, in modo giuridicamente ed umanamente consapevole, la difesa del minorenne-autore di reato.

Il sistema penale per i minorenni, è indipendente da quello degli adulti, diversificato e fondato sulle peculiarità fisico-psichiche del minore.

Il Corso si propone, pertanto, di approfondire, in un’ottica di praticità, gli istituti e le norme del Processo Penale Minorile, così come disciplinato dal D.P.R. n. 448/1988, evidenziando le peculiarità di tale settore della giustizia penale.

Dopo aver analizzato la normativa nazionale e internazionale, in materia di giustizia penale minorile, si procederà ad una breve disamina dei principali orientamenti giurisprudenziali a riguardo, specie a seguito della riforma costituzionale, che ha introdotto il “nuovo” art. 111 Cost.

Lo scopo del Corso è, pertanto,quello di formare operatori esperti, che sappiano coniugare la “giustizia” con le “esigenze educative”, proprie del Processo Penale Minorile.


Destinatari e sbocchi professionali

Avvocati, laureati in materie giuridiche, operatori nel campo della giustizia penale minorile.

Il Master consente di acquisire la specializzazione necessaria a svolgere il ruolo di difensore del minore, nei casi in cui lo stesso sia autore di reato. Il Master è, altresì, valido per maturare 18 crediti ai fini della formazione professionale continua.

Docenti

Dott. Cecilia Angrisano - Giudice presso il Tribunale per i Minorenni de L’Aquila

Prof. Adolfo Ceretti - Docente di Criminologia presso l’Università Milano/Bicocca e membro della Commissione di Studio su “Mediazione Penale e Giustizia Riparativa”

Prof. Carlo Fiorio - Avvocato, Docente di Diritto Processuale Penale e di Diritto Penitenziario presso l’Università degli Studi di Perugia

Avv. Alarico Mariani Marini - Avvocato e Vice-Presidente della Scuola Superiore dell’Avvocatura

Avv. Luca Muglia - Avvocato, esperto in diritto minorile, Presidente dell’UNIONE NAZIONALE CAMERE MINORILI

Prof. Carla Pansini - Docente di Diritto Processuale Penale presso l'Università degli studi di Napoli "Parthenope"

Avv. Tiziana Petrachi - Avvocato e Responsabile Settore Penale dell’UNIONE NAZIONALE CAMERE MINORILI

Dott. Giovanni Rossi - Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Perugia

Comitato scientifico: Avv.ti: Luca Muglia, Giuliana Astarita, Alessandra Brandi, Tiziana Petrachi


Programma

30 ore in aula / Orario: 14.00-19.00


• I Incontro: I principi generali e le finalità del Processo Penale Minorile

• II Incontro: Le Indagini Preliminari

• III Incontro: Il Giudizio

• IV Incontro: La fuoriuscita del minore dal circuito penale

• V Incontro: La Mediazione Penale Minorile e la Devianza minorile

• VI Incontro: Formazione interdisciplinare, Deontologia ed Etica professionale dell’Avvocato del minore



La quota di partecipazione è di € 370,00 + Iva e comprende:



• Accesso alla sala lavori

• Testo Altalex-Editore, “Processo Penale Minorile. Manuale operativo” di Laura Biarella

• Abbonamento omaggio semestrale ai servizi elettronici "Massimario.it","Elenco Avvocati" e "Altalex Mese"

  •  Attestato di partecipazione al master

Iscriviti prima !

Sconto 10% per iscrizione e pagamento almeno 30gg. prima del master

Sconti di gruppo

• 2 partecipanti: 15%

• 3 partecipanti: 20%

• 4 o più : 25%

Sconti Under 30

• Sconto 20% per partecipanti fino a 30 anni di età



Consulta sul sito www.altalexformazione.it il programma dettagliato







venerdì 16 marzo 2012

CONVEGNO 30 MARZO 2012

Camera Minorile di Perugia

Terni, Venerdì 30 marzo 2012, ore 15,00 -Sala Blu Palazzo Gazzoli, Via del Teatro Romano, 13

Il Diritto all’Ascolto del Minore,vittima e testimone di reato:
professionisti a confronto.

Moderano:

Avv. Giuliana Astarita
Presidente della Camera Minorile di Perugia
Avv. Alessandra Brandi
Presidente del Movimento per l’Infanzia della Regione Umbria


Intervengono:

Prof.ssa Alessandra Lumachelli
Grafoterapeuta, perito grafologico
Distruggere il muro del silenzio. Il gesto grafico, testimonianza di abuso subìto


Dott.ssa Elisabetta Massini
Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Terni
L’Ascolto del minore in audizione protetta e la validazione della sua testimonianza


Dott. Claudio Foti
Psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi “Hansel e Gretel” Onlus di Torino
L’Abuso nell’Ascolto: criticità attuali nel lavoro Psicologico-Giuridico
Interazione con il pubblico secondo il metodo dell’ “Intelligenza Emotiva”


Dott.ssa Maria Serenella Pignotti
Pediatra neonatologa Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze, medico legale
PAS: modello e prototipo di violenza di genere, evento sentinella di violenza domestica?


Avv. Girolamo Andrea Coffari
Presidente nazionale del Movimento per l’Infanzia
Il Diritto all’Ascolto del Minore, quale recente conquista civile
e giuridica a tutela del bambino: limiti e prospettive.



L’evento è gratuito ed è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Terni con n. 4 creditIformativi

Iscrizioni a mezzo e-mail: info@cameraminorileperugia.it

lunedì 21 novembre 2011



Dici: è faticoso frequentare i bambini. Hai ragione. Aggiungi:
perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, scendere,
piegarsi, farsi piccoli. Ti sbagli. Non è questo l’aspetto più
faticoso. E’ piuttosto il fatto di essere costretti ad elevarsi,
fino all’altezza dei loro sentimenti. Di stiracchiarsi,
allungarsi, sollevarsi sulle punte dei piedi. Per non ferirli.”
Di Janusz KorczacAggiungi immagine



“NON POSSIAMO ASPETTARE DI CRESCERE!”

Il 20 novembre è la giornata Mondiale dei Diritti del “Fanciullo”, istituita per celebrare la data in cui la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia venne approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1989.
Violenze, maltrattamenti, accesi conflitti familiari ed altre cause di disagio minorile sono fenomeni attuali e sempre più in crescita, anche nel nostro territorio.
Secondo i dati Cismai (Coordinamento italiano dei servizi di rischio, abuso e maltrattamento), in Italia sono almeno 700.000 i bambini a rischio di violenza e abusi psicologici e fisici. Più di mille i casi di violenza sessuale (di cui 302 aggravata), 33 bambini e adolescenti uccisi, 3.434 le persone denunciate o arrestate per questo tipo di reati. Purtroppo però è molto difficile avere dati precisi sul numero delle vittime, perché spesso la violenza viene esercitata lontano dalle luci dei riflettori, negli ambienti familiari, in luoghi ben distanti dalla vigilanza delle autorità.
La violenza lascia un segno indelebile nell’animo dei bambini, minando il loro corretto sviluppo, pregiudicando la loro vita futura!
Impegnarsi nella prevenzione contribuisce ad assicurare un futuro migliore all’umanità.
La ratifica della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 ha rappresentato un momento di svolta importante: il bambino diviene da soggetto privo di parola, a soggetto competente, titolare di diritti e cittadino. Proprio questo Documento Internazionale, così importante per la tutela dei diritti dell’infanzia, sancisce un principio fondamentale: il Diritto all’Ascolto del minore.
L’art. 12, infatti, stabilisce che ogni fanciullo ha il “diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa e che le opinioni del fanciullo siano debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità”.
Chi può ascoltare la voce dei bambini? Quando è permesso ascoltarli? Quali sono gli effetti dell’ascolto in un contesto di aiuto se contemporaneamente è aperto un iter giudiziario? Come è possibile conciliare un ascolto che vuole soddisfare il diritto alla salute psicofisica di un minore con le esigenze dei procedimenti giudiziari? E’, dunque, necessario un lavoro corale di psicologi, neuropsichiatri, insegnanti, famiglie, assistenti sociali, medici, magistrati, rappresentanti processuali esperti, sociologi, affinché l’ascolto di un minore possa tradursi in azioni che risultino coerenti e tempestive con le informazioni raccolte, specialmente se queste indicano la sussistenza di uno stato di grande sofferenza, di rischio o di pericolo, che richiede l’attuazione di misure di sostegno alla famiglia e/o alla tutela immediata per il minore.


Nel ritenere importante che periodicamente si ricordi e si faccia il punto sulla situazione dei bambini nel mondo, per indicare o riaffermare necessità e linee di azione, riteniamo che il modo migliore per “celebrare ed onorare” sia......farlo ogni giorno, ogni notte ed in ogni luogo, occupandosi di loro.



www.movimentoinfanziaumbria.blogspot.com
www.movimentoinfanzia.it
Sede Legale: Viale dei Mille n. 55 – 50131 – Firenze
e-mail: posta@movimentoinfanzia.it
tel. 055/5088028

sabato 19 novembre 2011

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

IL BLOG E' INATTIVO PER RISTRUTTURAZIONE DEL SITO NAZIONALE DEL MOVIMENTO PER L'INFANZIA.

martedì 16 marzo 2010

Da chi li violenta a chi vuole rubarli: ma cosa stiamo facendo ai bambini ?

Cosa stiamo facendo ai bambini? I bambini non appartengono a chi li fa ma a tutti, perché sono il futuro di una civiltà. I bambini siamo noi che vivremo di nuovo. Cosa stiamo facendo al nostro futuro?

Nelle economie galoppanti come India e Cina ci sono bambine a milioni uccise all’ottavo e nono mese di gravidanza o gettate via appena nate e poi calpestate per strada. Una strage infinitamente superiore a quelle del nazismo e del comunismo; eppure parlarne resta il privilegio di qualche intellettuale isolato. “Il Foglio” di Giuliano Ferrara grida inascoltato il suo orrore. E Adriano Sofri invoca: “Adottiamola a qualunque distanza, la bambina che il mondo non vuole…. Forse lei ce la farà a salvare il mondo che la bracca fin da prima della culla, fin dall'annuncio”.
In Medio Oriente i bambini sono sempre più spesso kamikaze di una causa che qualcuno ha scritto nel loro destino. Nei regimi islamici sono dei senzadiritti abbandonati nelle mani del padre.

Cose troppo lontane? Nel libero Occidente la sorda guerra contro il futuro prende altre sembianze; più varie, non meno feroci. A Pistoia una donna ucraina partorisce un bambino, lo soffoca con un fazzoletto in bocca, poi lo mette nella borsetta. La scoprono solo perché, borsa al braccio, va al pronto soccorso per un’emorragia interna. Quanti altri bambini che vivono per il tempo di morire, quanti altri ci sfuggono, nel water, nei cassonetti, nelle discariche?

La Costituzione, le leggi e le carte dell’infanzia dicono tante cose sui bambini. Nobili parole, sconosciute ai mendicanti che sbattono in strada piccoli con la mano tesa e gli occhi di chi è abituato ad essere scacciato come un cane. Nobili parole, sconosciute alle autorità che lasciano fare perché in fondo quelli sono i genitori. Nobili parole, senza suono per noi che neppure facciamo caso a quei cuccioli d’uomo ridotti a supplicarci; per noi che guardiamo distratti i neonati in braccio alle donne sui marciapiedi e non ci chiediamo mai perché dormano sempre, come fossero bambole di pezza.

In Inghilterra una clinica mette in vendita ovuli di donna, e dà anche la possibilità di sapere quanto la “donatrice” sia istruita, che lavoro faccia e di che razza sia. Fecondazione non solo assistita, quindi, ma anche guidata fino al buon esito finale. Coerentemente, a Milano un bimbo cerebroleso di tre mesi viene abbandonato davanti ad un ospedale. Speriamo sia cerebroleso abbastanza da non poterlo sapere mai.

Che cosa stiamo facendo ai bambini? La Repubblica italiana consente il divorzio. Ma non permette (non dovrebbe permettere) che sull’altare dei litigi tra adulti ci siano sempre i bambini. Negli ultimi dieci anni i figli “contesi” sono 1 milione e 400mila. L'Associazione degli avvocati matrimonialisti dice che “la contesa sull'affidamento è una ferita che continua a sanguinare… Le coppie italiane si contendono i figli come fossero oggetti da espropriare o, peggio, bottino di guerra... I gravi conflitti dei genitori stanno producendo disastri di tipo psicologico, morale e sociale a danno dei figli”.

Bambini. Bambini che giocano, ridono, piangono. Sono troppo vivi per chi addosso porta la morte. La cronaca ce li restituisce come lampi di una luce spenta di colpo. Tommaso Onofri ha i riccioli sporchi di terra e vuole la mamma. I due fratellini di Gravina scompaiono in un pozzo al centro della città ma nessuno vede e nessuno sente. Ad Erba, Rosa Bazzi spiega che odiava Azouz ed è per questo che ha tagliato la gola al suo bimbo di due anni.

Bambini. Discutiamo con indignazione degli zingari che pare li rubino. Noi siamo più educati. Mica li rubiamo: li compriamo, e non badiamo a spese. Le cronache parlano di ben 18mila euro per una bimba, sfornata 21 giorni prima da una donna rom e poi venduta, previa mediazione, ad una coppia italiana. La mediatrice aveva anche rilasciato ricevuta. E ad Haiti? Sulle rovine del terremoto, le “Iene” fanno vedere le scene di bambini prelevati come souvenir da portarsi a casa. Come non avessero una terra, dei parenti, delle leggi che li tutelano disciplinando le procedure di adozione.

Perché noi li amiamo, i bambini degli altri. Li vogliamo a tutti i costi. Però poi andiamo dove non costano nulla. In Thailandia, perché no? Lì non ci sono i ficcanaso che ci sono da noi. Lì un bambino è un fiore che si coglie, anzi si compra per strada o in una baracca. Gli pulisci il nasino, gli dai 5 euro e poi… ah, che bella l’Asia, e che bella l’infanzia!
Storie di “amore” malato, storie di grandi che ti usano e ti distruggono. Storie che accadono anche lì dove Dio aveva creato il rifugio dei più soli, dei più derelitti. Accadono anche in chiesa, negli orfanotrofi, negli istituti rivolti ad educare ed a proteggere. Oggi il Papa cattolico piange, e noi crediamo alle sue lacrime, alla sua forza di reagire e di cambiare. Ma crediamo anche alle lacrime di chi un giorno entrò in chiesa per trovare conforto e invece trovò una tonaca nera che si apriva.

Perché lo stiamo così ciecamente massacrando, il nostro futuro? Pensiamo che nessuno ci presenterà mai il conto delle merci costruite o cucite dai bambini per le nostre multinazionali? Pensiamo che il presente non finirà mai, e che i bambini comunque sono felici perché “fanno oh”?
Cosa stiamo facendo ai bambini? Forse solo nonna Assunta può dircelo. Dalle parti di Milano, lei attraversava la strada spingendo il carrozzino di suo nipote di 4 anni. Quando ha visto la sagoma gigante di un camion che li avvolgeva, nonna Assunta ha dimenticato di essere vecchia. Ha spinto in avanti il bambino con tutta la forza del mondo, forse gli ha dato l’ultimo sguardo con l’ultimo fiato di amore che aveva. Lei lo sapeva, cosa si fa ai bambini. Si amano. Si proteggono. Si salvano. Poi il camion se l’è portata via, in quel mondo dove i bambini sono gli angeli che furono un giorno.

(di Sergio Talamo)

lunedì 1 marzo 2010

E' UN ARRIVEDERCI, NON UN ADDIO...




Ciao Peppe,

non è retorica scrivere che ci mancherai tu , la tua umiltà , la tua ironia ma soprattutto il tuo grande amore per i bambini.

Sei stato un grande.

giovedì 4 febbraio 2010

"Liam è a rischio suicidio "

Bimbo conteso, la mamma: «Liam
è a rischio suicidio»
I genitori dei compagni di scuola: ora interverremo, levarlo dagli amici è una cosa folle



ROMA (4 febbraio) – Non si arrende Manuela Antonelli, la mamma del figlio conteso dal padre americano e adesso mette in guardia dalla possibilità che il figlio possa compiere un gesto estremo, addirittura il suicidio. «Stanno sottovalutando il fatto che tutte le perizie dicono di non separare madre e figlio. Liam è a rischio depressione e suicidio. Già in passato ha avuto comportamenti autolesionistici».

Oggi, conferenza stampa davanti la sede giudiziaria romana, poco prima dell'udienza, davanti al presidente della IV sezione penale della Corte d'appello, Domenicomassimiliano Miceli, che dovrà decidere se estradare Manuela Antonelli negli Usa. È lo stesso giudice che il 30 gennaio scorso scarcerò la donna, arrestata due giorni prima perché ritenuta responsabile di sequestro del figlio (Liam non fu portato in una casa famiglia come aveva stabilito il tribunale per i minorenni), in esecuzione di un ordine di estradizione da parte degli Usa.

«Sono passata per una delinquente che ha sottratto suo figlio e l'ha nascosto. Se l'ho portato via dalla casa famiglia è solo perchè sapevo che l'avrei perso per sempre. Io so solo che il bambino non può stare con una persona che è assente dalla sua vita da quattro anni».

Le accuse al padre. Liam, infatti, secondo il tribunale per i minorenni, dovrà vivere dallo zio materno, Gianluca Antonelli. «E poi - ha aggiunto - Liam ha detto chiaramente perchè non vuole vedere il padre». L'uomo, infatti, era stato accusato in Italia e negli Usa di averlo violentato sessualmente; ma è stato assolto. «Stanno annullando Liam. Solo perchè non vuole vedere il padre, non gli consentono di vedere la madre».

Lo zio autorizzato a fargli cambiare scuola. E uno dei legali della donna, l'avvocato Antonella Tomassini, ha aggiunto: «Il bambino mi ha detto: “Promettimi che mi riporti da mamma”». Oggi, l'incontro con la stampa è stato organizzato per due motivi fondamentali: da una parte «esprimere lo sdegno generale nell'apprendere che il tribunale dei minori ha autorizzato lo zio di Liam a fargli cambiare la scuola»; dall'altro «la richiesta ai magistrati di fissare un'udienza immediata, prima del 12 febbraio, per stilare un programma d'incontri madre-figlio in maniera protetta». Ultima fase, l'udienza di oggi: Manuela Antonelli si è opposta alla richiesta di estradizione di cui adesso partirà l'iter previsto dalla legge.

Il genitore di un amico di Liam: aiuteremo Antonella. «Ora è il momento di uscire allo scoperto. Tutto quello che possiamo fare per aiutare Manuela, per darle una mano, lo faremo». Lo ha detto la madre di uno degli amichetti e compagni di scuola di Liam. «Manuela è stata messa a dura prova; è stata costretta a nascondere Liam per non farlo finire in una casa famiglia. Levargli la scuola e gli amici, come vorrebbe fare lo zio solo per portarlo in un istituto più vicino alla sua casa, è una cosa folle». «Avremmo voluto fare molto di più ma Manuela non ha voluto. Ci ha chiesto di stare fermi per proteggere Liam. Volevamo creare blog, interessare quante più persone possibili. Ma ora basta, usciremo allo scoperto anche noi».

giovedì 26 novembre 2009

Il giudice obbliga il piccolo a vedere il padre, nonostante i pianti e le urla sentiti fin nei corridoi del tribunale. L'appello della mamma, Manuela

In occasione della giornata dedicata ai diritti dei minori, "il Tribunale per i minorenni di Roma convoca LGM, il bambino di otto anni conteso fra l'Italia e gli Stati Uniti e noto alle cronache americane con ampi servizi su Fox e Cbs. Qui, nonostante i pianti e le urla disperate del minore, confermate da testimoni presenti all'accaduto, il giudice obbliga LGM a vedere il padre non tenendo in alcuna considerazione l'evidente stato di choc del minore. Testimoni dell'accaduto affermano di avere sentito le urla e i pianti fin nei corridoi del Tribunale: una scena d'altri tempi". E' quanto si legge in una nota di Manuela Antonelli, la mamma del bambino conteso, e dei suoi legali. "Questo e' il diritto all'ascolto sancito dalla Convenzione internazionale di New York applicato da alcuni giudici del Tribunale per i minorenni di Roma- si sottolinea nella nota-. Il bambino motiva l'inutile e disperato tentativo di sottrarsi alla vista del padre con il ricordo di passate violenze sessuali e il giudice, anziche' approfondire tali gravissime affermazioni, decide di portare LGM nuovamente in casa famiglia, vietando inspiegabilmente il rapporto fra la madre, i parenti della madre e il minore. Tale incredibile decisione e' stata presa contro il parere del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni che consigliava il collocamento del minore presso la madre e nonostante una approfondita consulenza tecnica disposta dallo stesso Tribunale dove si legge che 'il bambino ha bisogno della madre e sconsiglia di tenerlo stabilmente separato dalla stessa'". Il padre del bambino e' americano "e violando tutte le elementari regole di rispetto e privacy ha attivato su Internet una campagna di disinformazione e denigrazione della madre e della giustizia italiana, in numerosi siti, oltre all'esatta indicazione del nome e cognome del figlio ha inserito filmati che lo ritraggono senza alcuna precauzione. I commenti americani sui siti e su youtube sono desolanti: in uno di questi si legge "non comprate nulla dall'Italia e non andateci in vacanza, l'Italia e' peggio dell'Iran". I legali della madre, la signora Antonelli, hanno ricusato il giudice che ha firmato l'ordinanza e annunciano reclamo presso la Corte d'Appello e un esposto al Consiglio superiore della Magistratura. "Il bambino non vuole tornare in casa famiglia, dove, ha dichiarato in sede di consulenza tecnica d'ufficio, di avere subito atti di bullismo da parte di bambini piu' grandi. Lo si portera' via con la forza? Si fara' violenza a un bambino che urla la sua disperazione costringendolo a separarsi dalla madre? Ci sono pressioni esterne che stanno condizionando i giudici?". La madre "rompe il silenzio e chiede aiuto ai media italiani perche' si occupino con spirito di verita' e nel rispetto dei diritti dei bambini di questa terribile vicenda, chiedendo pero' di non diffondere immagini e il nome di suo figlio. La madre chiede aiuto a tutte le associazioni che in Italia si occupano della tutela dei minori perche' a suo figlio non sia fatta ancora violenza". Da un agenzia di stampa (Wel/ Dire) 10:56 25-11-09

IL Movimento per l'Infanzia segue con sgomento questa incredibile vicenda e promuoverà un'interpellanza parlamentare sull'esercizio del diritto all'ascolto dei bambini presso il Tribunale che dovrebbe agire sempre e comunque "nel prevalnete interesse del minore"

mercoledì 4 novembre 2009

20 ° ANNIVERSARIO CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL'INFANZIA

Programma Convegno in occasione del
20° anniversario della Convenzione ONU
sui diritti dell’infanzia

20 e 21 Novembre 2009
Terni – Palazzo Gazzoli

Patrocinato dalla Regione Umbria, dal Comune di Terni e dall’Università degli Studi di Perugia.
Realizzato con il contributo del Ce.S.Vol di Terni, all’interno del Bando per la presentazione di Convegni e Seminari del 2009.

Venerdì 20 Novembre

Ore 09.30 Registrazione partecipanti

Ore 10.00 Apertura Lavori

Coordina ed introduce Lamberto Briziarelli – Professore di Igiene e Profilassi, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Perugia. Osservatorio Provinciale per la Salute e l’Ambiente

Ore 10.30 Saluti

Gianfranco Lamperini – Presidente del Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Terni

Simone Guerra – Assessore alle Politiche Giovanili, Istruzione e Cultura del Comune di Terni

Monica Dal Monte - Dirigente Scolastica Orvieto, Circolo Didattico “L. Barzini”

Francesca Moroni – Responsabile Attività Interculturali Casa del Sole, Arciragazzi Amelia - Ragazzi migranti: il percorso della Rete prendiamoci per Mano

Leopoldo Di Girolamo - Sindaco del Comune di Terni

Ore 12.30 Formazione dei gruppi di lavoro

Ore 13.00 Pausa pranzo

Ore 15.00 Apertura gruppi di lavoro

Ascolto dei bambini nei servizi e nei luoghi della normalità
Bambini e Mass Media – Le nuove tecnologie: rischi ed opportunità


Inclusione scolastica, apprendimento, rapporti scuola-famiglia
Partecipazione: spazi urbani, tempi di fruizione, tempo libero e sport
Genitorialità consapevole
Stili di vita, salute, affettività e sessualità

Ore 19.00 Chiusura del lavoro per gruppi


Sabato 21 Novembre

Ore 09.00 Apertura dei Lavori

Coordina Lamberto Briziarelli – Professore di Igiene e Profilassi, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Perugia. Osservatorio Provinciale per la Salute e l’Ambiente

Angela Nava – Presidente Nazionale Coordinamento dei Genitori Democratici

Ore 09.30 Report dei Gruppi di Lavoro

Ore 11.00 Interventi e Contributi

Marcello Bigerna – Assessore alle Politiche Sociali e Volontariato della Provincia di Terni

Damiano Stufara – Assessore alle Politiche Sociali ed Abitative della Regione Umbria

Delio Angeletti – Dirigente Servizi Sociali del Comune di Narni

Stefano Federici – Responsabile Distretto Socio-Sanitario Terni (ASL n° 4)

Ore 12.00 Dibattito

Ore 12.30 Conclusioni di Lamberto Briziarelli – Osservatorio Provinciale per la Salute e l’Ambiente. Professore di Igiene e Profilassi, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Perugia.

martedì 6 ottobre 2009

IL MOVIMENTO PER L'INFANZIA ALLA SETTIMANA DEI BAMBINI DEL MEDITERRANEO

Massiccia presenza del Movimento per l’Infanzia alla undicesima edizione della “settimana dei bambini del mediterraneo”, manifestazione organizzata dal comune di Ostuni con il supporto di molte città del brindisino. La manifestazione coinvolge oltre 36000 minori, molte le delegazioni estere: Afganistan, Palestina, Burkina Faso, Albania. Molte le case editrici che supportano la manifestazione, un centinaio gli esperti che giungeranno da ogni parte della nazione in Puglia: artisti, psicologi, animatori, scrittori per l’infanzia. Tra questi sette esperti del movimento per l’infanzia che da due anni concede il patrocinio alla manifestazione. Incontreranno i giovani delle scuole superiori: Andrea Coffari da Firenze, da anni impegnato nella difesa dei minori abusati, è il fondatore e presidente nazionale del Movimento per l’Infanzia. Varie volte invitato in Tv per affrontare tematiche legate all’abuso e alla difesa dei minori. Invitato in decine di convegni e corsi di formazione. Luciano Paolucci da Foligno, è il cofondatore ed il copresidente nazionale del Movimento per l’Infanzia. Da anni gira in lungo e largo la Nazione per parlare di Infanzia e minori abusati. È il fondatore dell’Ass.ne “Marcia degli angeli di Foligno”. Moltissime le presenze in Tv per ricordare il sacrificio del figlio Lorenzo. Claudio Foti da Moncalieri, Psicologo e Psicoterapeuta. È Direttore Scientifico del Centro Studi Hansel e Gretel, un’agenzia formativa operante sul territorio nazionale sulle tematiche dell’ascolto, dell’intelligenza emotiva, della protezione e della cura dei bambini e degli adolescenti e per l’ intervento di contrasto al disagio e alla violenza in danno dei minori. È membro dal 2007 dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Roberto Schifone da Oria, è il fondatore dell’Oratorio “Saremo Il Nuovo Giorno” (S.I.N.G.) punto di riferimento di centinaia fra bambini, ragazzi e giovani. Da oltre quindici anni impegnato in prima linea nella formazione dei giovani, dei formatori, delle famiglie. È il responsabile della regione Puglia del Movimento per l’Infanzia. Roberta Lerici, "Roberta Lerici da Roma, scrittrice. Responsabile del movimento per l’infanzia della regione Lazio, impegnata nella tutela dell'infanzia soprattutto in ambito scolastico dall'esplosione del caso di pedofilia a Rignano Flaminio. E' inoltre responsabile del Dipartimento Infanzia e Stalking di IDV. Dalle Marche invece Maura Bartocetti e Veronica Stalletti da anni presenti nelle scuole di ogni ordine e grado per affrontare, con ragazzi ed insegnanti, tematiche legate al rispetto, alla conoscenza, allo studio dei diritti dell’infanzia. Per maggiori informazioni sulla settimana www.sanvitoinrete.it (speciale settimana), sul movimento per l’infanzia www.movimentoinfanzia.it, per le attività della puglia www.movimentoinfanziapuglia.blogspot.com .

mercoledì 16 settembre 2009

IL MOVIMENTO PER L'INFANZIA ALLA SETTIMANA DEI BAMBINI DEL MEDITERRANEO

Alla cortese attenzione del Sig. Sindaco di Ostuni

e p.c. al Coordinatore
della Settimana dei bambini del
mediterraneo Prof. Lorenzo Caiolo


Oggetto: adesione alla Settimana dei Bambini del Mediterraneo

Egregio Sindaco,
il movimento per l’infanzia Puglia condivide le linee pedagogiche contenute nel progetto della Settimana dei Bambini del mediterraneo, apprezza gli sforzi che i comuni del brindisino aderenti all’iniziativa pongono in essere a favore dell’infanzia pugliese.

Il Movimento per l’infanzia nasce in Puglia, per volere dell'intero Consiglio Direttivo dell'Oratorio S.I.N.G., nel maggio del 2008. Esso si pone l'obiettivo di promuovere una nuova cultura a favore dell'infanzia attraverso il contrasto all'adultocentrismo, valorizzando e promuovendo i principi dell'intelligenza emotiva, cercando di orientare le scelte politiche, la destinazione delle risorse, la sensibilità culturale del nostro tempo verso i bisogni dei bambini e favorendo la scoperta della ricchezza dei valori cui i bambini sono naturali custodi.

Tutto ciò premesso, comunico che il Movimento per l’Infanzia Puglia è felice di aderire alla manifestazione di cui in oggetto concedendo il patrocinio e dando facoltà di utilizzare il logo dello stesso.

Con sentimenti di stima e gratitudine.

Roberto Schifone
Responsabile Regione Puglia

venerdì 12 giugno 2009

Si impicca a 9 anni dopo una nota


Milano, s'impicca a 9 anni dopo una notaLo zio: deriso continuamente dai bulli

MILANO (12 giugno) - Un bambino di nove anni si è impiccato ieri pomeriggio con il laccio dei pantaloni della tuta nella sua cameretta a Truccazzano, nell'hinterland milanese, probabilmente a causa di una nota che l'insegnante gli aveva fatto per la scarsa attenzione prestata alle lezioni. Il bambino è stato trovato dalla madre che ha cercato, senza successo, di rianimarlo.L'inchiesta: ipotesi prevalente è suicidio. È quella del suicidio l'ipotesi prevalente sulla morte del piccolo Andrea P. Al momento, infatti, ai carabinieri e agli inquirenti non risultano altre possibili spiegazioni della tragedia che ha distrutto una famiglia e funestato un intero paese. Nuovi elementi potranno forse essere acquisiti dopo aver sentito i compagni di scuola di Andrea e aver riascoltato i genitori che al momento sono straziati dal dolore e poco in grado di ricostruire la vicenda in tutti i più piccoli dettagli. I carabinieri: nessun riscontro su eventuale gioco. Secondo i carabinieri della Compagnia di Cassano D'Adda (Milano), il bambino si è tolto la vita utilizzando i laccetti dell'elastico di una tuta. Non ha trovato riscontri ufficiali, invece, l'ipotesi di un gioco finito male avanzata in ambienti scolastici. «Non escluderei - ha detto il sindaco, Vittorio Sartirana, che a lungo ha confortato i genitori - che il bambino avesse in mente una qualche forma di gioco. Nel senso che forse nel momento in cui ha deciso di compiere quel gesto non si rendeva ben conto della differenza tra la realtà e la finzione». Lo zio: ipotesi bullismo. Non è stata solo una nota, probabilmente, a scatenare l'imprevedibile reazione che potrebbe aver portato Andrea a togliersi la vita. Secondo lo zio, infatti «quella non era la prima nota e lui le prendeva sempre per colpa degli altri, che lo prendevano continuamente in giro». «Non so, forse perchè era magro, con gli occhiali, forse perchè era timido, però era continuamente bersagliato da scherzi da parte dei suoi compagni - dice lo zio Donato C., 33 anni -, il problema è che gli altri erano più furbi e le maestre beccavano sempre lui». «Rimproverato per una ingiustizia». Il fratello della mamma ha confermato che quella di ieri, nell'ultimo giorno di scuola, non era certo la sua prima nota. «Non è attento e non segue la lezione», vi sarebbe scritto sull'appunto portato a casa sul diario del piccolo Andrea. «Lo avevano preso in giro come al solito - dice tra le lacrime lo zio -. Per questo si era distratto e quando la maestra lo ha rimproverato, lui, che si sentiva nel giusto, ha sbuffato alzando gli occhi al cielo. E così è arrivata la nota. Beh, forse nell'ultimo giorno di scuola potevano esser clementi».Lezioni contro il bullismo. Nel suo istituto, la Scuola Primaria Fratelli Ferrandi, proprio il 27 maggio scorso si è tenuta una "Giornata contro il Bullismo", che prevedeva attività di sensibilizzazione tramite la visione di film e discussioni di gruppo.Una piccola scuola con 8 classi. La scuola che frequentava il bambino è la "Fratelli Ferrandi" di via Pascoli. Il piccolo Andrea studiava nella quinta classe. La scuola, una costruzione nuovissima circondata da un prato, ha otto classi - dalla prima alla quinta -, 19 insegnanti per 148 bambini, 29 dei quali sono stranieri, e quattro collaboratori scolastici. L' istituto osserva il tempo pieno e prevede anche il servizio di refezione scolastica. La scuola dipende dalla direzione dell'istituto scolastico comprensivo "Alessandro Manzoni" di Pozzuolo Martesana dal quale dipendono una decina di scuole.Per la preside un gioco finito male. Secondo la preside della scuola, la nota non c'entra nulla ma «è stata solo una tragica fatalità». Ne è convinta Maria Luisa Balconi, la preside dell'Istituto comprensivo di Pozzuolo Martesana da cui dipende anche la scuola Fratelli Ferrandi di Truccazzano, frequentata dal bambino di nove anni trovato ieri impiccato nella sua cameretta. La preside ha incontrato questa mattina i genitori del ragazzo «e anche loro hanno escluso che la nota presa a scuola possa averlo indotto al suicidio: anche il padre mi ha detto che, con tutta probabilità, è stato un gioco finito male». Andrea aveva tutti voti alti. «Ho firmato ieri la sua scheda di valutazione - aggiunge la preside - il ragazzo aveva tutti voti alti e anche la madre mi ha detto che non lo aveva visto particolarmente turbato per la nota, che altro non è che un richiamo scritto. Escludiamo quindi che sia stato un suicidio, l'idea è che abbia sperimentato un gioco finito male».L'inchiesta: i genitori non fanno riferimenti a giochi. Saranno sentiti compagni di classe e maestre nelle indagini per accertare la morte di Andrea, il bambino di 9 anni trovato impiccato nella sua abitazione di Truccazzano, nel Milanese. A quanto si è saputo, nel corso delle indagini i genitori non avrebbero fatto riferimento a un gioco, come invece ipotizzato dal preside della scuola. Andrea aveva di recente preso una nota a scuola e, sempre a quanto si è saputo, ne aveva prese altre in passato.





martedì 26 maggio 2009

SI PUO' MORIRE A 14 ANNI ?


La storia di Francesco ucciso dal bullo

“Ascoltate i vostri ragazzi”.
E’ l’appello fatto da Renata Scerbo, la madre di Francesco, ucciso a soli 14 anni da un ragazzo poco più grande di lui. E’ una storia estrema di bullismo. La sua vita si spegne il 22 novembre del 1995. Ma non è una storia di ieri. Purtroppo è attuale più che mai. Francesco viaggiava con il treno Roma-Nettuno per andare a scuola e l’incontro con un quindicenne più robusto di lui e con una personalità dominante ha fatto scattare un meccanismo che, purtroppo, si ripete molte, troppe volte nelle dinamiche di gruppo fra adolescenti. “Francesco era un ragazzo tranquillo - racconta la madre a Tgcom - mi aveva accennato a incontri con coetanei che mostravano una certa invidia per la sua vita allegra e piena di interessi”.
Ma un giorno quello che nasce come battute e come sfottò si trasforma in un meccanismo mortale. Il bullo impedisce a Francesco di scendere alla fermata di casa, quella di villa Claudia, e poi lo lascia passare. “Francesco era già a terra quando quel ragazzo lo invita a dargli il 'cinque' in segno di riconciliazione, di acqua passata” spiega Renata Scerbo. Ma qualcosa scatta nella mente del ragazzone rimasto sul treno. “Afferra la mano di mio figlio con il gesto tipico del braccio di ferro e non lo lascia più fino a che il treno non è ripartito. Gli altri ragazzi gli urlavano di lasciarlo. Ma lui non lo ha lasciato se non quando il treno aveva cominciato a prendere velocità”, racconta. Finisce così la vita di un ragazzo tranquillo con una famiglia serena e tanti sogni nel cassetto. Si può morire a 14 anni per questo? E’ una domanda che continua a farsi la madre, che si fanno i giovani come lui e tutti coloro i quali apprendono la vicenda. Che si fanno sociologi, psicologi, esperti di pedagogia, insegnanti, genitori. Lo ha fatto anche Adriana Battaglia, dirigente scolastico e autrice di "Io non ho paura. Storie di vittime e di bulli”. Un libro che racconta storie, spiega il fenomeno, cerca e analizza le cause. E trova anche le soluzioni. “Nel mio libro ci sono esempi di storie andate a buon fine. Vuol dire che sconfiggere il bullismo si può”. Testimonianze importanti che aiutano a capire un fenomeno per la soluzione del quale pare esserci solo l’impegno dei grandi ad ascoltare e capire anche da piccoli segnali i disagi dei più giovani. Il bullo che ha ucciso Francesco si chiama Fabio. Il processo è terminato nel 2007. L’80% delle responsabilità è stato riconosciuto al ragazzo e il 20% alle Ferrovie dello Stato, per non essersi accorti di quello che stava accadendo e aver dato via libera al treno. Fabio non ha mostrato di aver capito quanto grave fosse il suo gesto da spaccone e non ha mai scontato neanche un giorno di carcere.
Lucia Bucolo

lunedì 11 maggio 2009

PROSEGUE LA PROGRAMMAZIONE DI INCONTRI PER GENITORI



IL "MOVIMENTO PER L'INFANZIA"


INVITA TUTTI I GENITORI INTERESSATI


ALL’ INCONTRO SUL TEMA:



“ADOLESCENTI: USO PROTETTO E CORRETTO DEI NUOVI MEZZI DI COMUNICAZIONE E
DI
INTRATTENIMENTO ”



CHE SI TERRA’ IL



21/05/2009 ALLE ORE 16.30



PRESSO I LOCALI DELL’ ISTITUTO COMPR. “DE FILIS”


Conduttori: Dr. GIUSEPPE TARDIOLI / D.ssa ANGELA PELINI


Relatrice: D.ssa ALESSANDRA PARRONI

lunedì 20 aprile 2009

NUOVO INCONTRO PER I GENITORI

IL "MOVIMENTO PER L'INFANZIA "

INVITA TUTTI I GENITORI INTERESSATI

ALL’INCONTRO SUL TEMA:


“PREADOLESCENZA: SVILUPPO EMOTIVO E SOCIALITA’ ”


CHE SI TERRA’ IL

23/04/2009 ALLE ORE 16.30

PRESSO I LOCALI DELL’ ISTITUTO COMPR. “DE FILIS”


Conduttori: Dr. GIUSEPPE TARDIOLI / D.ssa ANGELA PELINI

Relatrici: D.ssa GIADA FIORETTI / D.ssa MONICA ISIDORI

mercoledì 1 aprile 2009

16 Aprile 2009 : Terni, Convegno " ALCOOL: SPIA DEL DISAGIO GIOVANILE"

Movimento per l’Infanzia di Terni, in collaborazione con Coordinamento Genitori Democratici e il Club Alcolisti in trattamento di Terni, Narni, Amelia
con il Patrocinio di:
Provincia di Terni, Comune di Terni, ASL 4 Terni, Diocesi di Terni, Università di Perugia
presenta il Convegno
" ALCOOL: SPIA DEL DISAGIO GIOVANILE. PROPOSTE PER LA PREVENZIONE "

GIOVEDI’ 16 APRILE
ORE 15:00 Sala Conferenze di via Aminale - TERNI

ORE 15:00 – INTRODUZIONE AI LAVORI - Prof. L. BRIZIARELLI - Università di Perugia

ORE 15:15 – RELAZIONE INTRODUTTIVA – Prof. E. TEMPESTA -Presidente del laboratorio Scientifico dell’Osservatorio Nazionale Giovani ed Alcool.

ORE 15:45 – ESPERIENZE LOCALI

Dott.ssa M. ANGELI - U.O. ALCOLOGIA - ASL Terni

Dott. M. BECHI - U.O.S. per il Disagio giovanile del Dipartimento di Salute Mentale . ASL Terni

Dott.ssa W. BROGI - U.O.S. ADOLESCENZA U.O.C. Neuropsichiatria Infantile ASL Terni

Dott.ssa M. CIMINI - Dirigente Scolastica Narni

Dott.ssa C.Riccardi - Dirigente Scolastica Terni

Dott.ssa M. BRINCHI - Responsabile Servizio Formazione Educazione Sanitaria ASL Terni

ORE 17:15 – INTERVENTO DELLE ISTITUZIONI

ORE 17:40 – PROPOSTE PROGETTUALI – Dr G. TARDIOLI - Associazioni Genitori

ORE 18:00 – DIBATTITO e CONCLUSIONI

Sono stati invitati genitori, studenti, personale docente, associazioni, operatori scolastici e sociosanitari, istituzioni ed enti.

sabato 21 marzo 2009

Dal nazionale: CORSO A FIRENZE SULLA TUTELA E SUI DIRITTI DEI BAMBINI

DALLA PARTE DEI BAMBINI : ASPETTI PSICOLOGICI E GIUDIZIARI NELLA TUTELA DEI BAMBINI
Il corso è finalizzato a formare coloro che per ragioni professionali o di studio sono interessati ad acquisire maggiori competenze e conoscenze in tema di esigenze e diritti dei bambini.
Sarà tenuto da personale specializzato che svolge la sua attività in favore e a tutela dei minori, accompagnato, in alcuni incontri, dalle volontarie psicologhe o laureande in psicologia che hanno svolto approfondimenti su materie specifiche.
Lo scopo degli incontri è quello di fare acquisire competenze, strategie di azione, concetti basilari dalla parte dei bambini, tenendo cioè nella massima considerazione le ragioni di tutela e garanzia delle esigenze dei bambini, partendo dal presupposto che l'attuale società è ancora caratterizzata da modelli adultocentrici che si risolvono in automatismi culturali non individuati e contrastati con sufficiente chiarezza ed efficacia.
Iscrizioni fino al 16 aprile 2009 scarica il programma delle lezioni

giovedì 19 marzo 2009

VIOLENZA e BULLISMO: persecutori e vittime. Spunti per una riflessione

Gli episodi di prepotenza e violenza fra ragazzi che compaiono sempre più numerosi nelle pagine di cronaca dei giornali, in TV e su “You Tube”,costituiscono la spia di un più generalizzato disadattamento sociale di alcuni adolescenti a cui bisogna prestare attenzione, perché il loro comportamento potrebbe sfociare in episodi di violenza conclamata, se non addirittura in vera e propria criminalità.
Gli studi sulle prepotenze hanno una tradizione consolidata in ambito internazionale. Dopo il lavoro pionieristico di Dan Olweus (1978-81), sono state condotte ricerche per approfondire il fenomeno delle prepotenze sia in Europa che in altri continenti. In Inghilterra il fenomeno venne studiato da Whitney e Smith nel 1993. Altri studi sono stati condotti in Spagna, Finlandia,e fuori d’Europa in Giappone ed Australia.
In Italia, a metà degli anni “90” se ne è occupata in maniera scientifica Ada Fonzi docente di psicologia dello sviluppo presso l’Università di Firenze.
Le statistiche testimoniano che l’ 80% delle violenze dei giovani avvengono nei confronti dei coetanei, mentre il restante 20% nei confronti degli adulti.


Le violenze giovanili possono essere di varia natura: “fisiche”, “psicologiche”, “verbali e non verbali”, basate su minacce ed attacchi alla persona ed ai suoi oggetti.
Esse possono essere dirette o indirette (maldicenze, calunnie).Queste seconda forma è agita spesso dalle ragazze contro le compagne.
Le forme di violenza possono essere “preterintenzionali”, vale a dire scatenate da particolari situazioni quali insuccessi, provocazioni, noia, oppure possono essere pianificate in anticipo ed hanno come obbiettivo quello di divertirsi alle spalle di qualcuno, appropriarsi dei suoi beni, punire, vendicarsi, tormentare. Alcuni esempi di aggressioni in cronaca riportati nel libro di Anna Oliverio Ferraris ” Piccoli bulli crescono” (2007), sono tratti dai giornali dall’ottobre 2005 al settembre 2006. Ne riportiamo solo alcuni.
Lamezia Terme: Un quattordicenne viene picchiato a sangue da quattro ragazzi in pieno centro.
Caporotondo Etneo: Due diciassettenni vessavano un ventenne costringendolo a bere urina, mangiare cibo per gatti, finanziare con i propri soldi l’acquisto di droga che loro consumavano. I carabinieri hanno appurato che alcuni episodi di violenza e percosse erano stati filmati con il telefonino.
Frosinone: Un diciassettenne manda all’ospedale un bambino di dodici anni dopo averlo ferito a colpi di testa perché gli aveva sfiorato un piede.
Como: Una baby- gang depreda la notte bar e pizzerie: Bottino:120.000 euro in un mese.
Genova: Una coppia di rapinatrici una diciassettenne ed una quindicenne aggredivano altre ragazzine ai giardini pubblici a scopo di estorsione, picchiandole e minacciandole.
Vicenza: Un tredicenne viene preso di mira e picchiato dai compagni perché non veste “griffato”.


Potremmo continuare a descrivere i fatti di violenza, ma ci fermiamo per rifletterci.
La gamma delle violenze può andare infatti da quelle eclatanti a quelle subdole. Purtroppo la violenza è connaturata all’essere umano. La prima famiglia di cui parla la Bibbia è colpita da un fratricidio. L’ Iliade, il primo poema epico della nostra cultura occidentale, ruota intorno ad una guerra.
Lo psicoanalista Bruno Bettelheim scriveva:
“Le saghe epiche segnalano l’ingresso dell’uomo in un mondo più civile. La violenza è il tema caratteristico dell’ingresso nel mondo di ciascuno di noi ”.
Sono significativi a tale proposito gli scoppi d’ira dei bambini, incapaci ancora di padroneggiare le loro pulsioni interne.
Evolversi, crescere , educarsi, comporta una trasformazione dall’essere primitivo all’essere socializzato.
Le pulsioni primitive degli esseri umani come la sessualità o l’aggressività, dipendono entrambe da alcuni nuclei situati nell’ ipotalamo, struttura nervosa che regola reazioni quasi automatiche. Il problema della comunità ieri come oggi è che, sebbene gli esseri umani siano capaci di altruismo ed empatia entrando in risonanza con il sentire dell’altro, tuttavia il rischio di regressione ed imbarbarimento è sempre presente.
Nel celebre romanzo “Il signore delle mosche” di William Golding, questa involuzione viene descritta attraverso le azioni di un gruppo di ragazzi sopravvissuti ad un incidente aereo in un’isola deserta.
All’inizio il loro comportamento li rende quasi gli eroi di una magnifica avventura, mentre essi prendono a modello la comunità in cui sono vissuti, ma con il passare del tempo si verifica un capovolgimento della situazione, che trasforma questi giovani provenienti da una società democratica in una tribù selvaggia e sanguinaria piena di paure e di superstizioni, capace di arrivare a commettere persino l’omicidio di uno di loro.
Non esiste per Golding nessun mito del “buon selvaggio”: la società da sempre ha scoperto le regole della convivenza e della tolleranza codificate e trasmesse alle generazioni successive; perciò ogni società, ogni famiglia e quindi ogni individuo ha il compito di ricostruirle dentro di sé. Occorre tuttavia precisare che aggressività e violenza non sono sinonimi: essi indicano due diverse condizioni. L’aggressività è un impulso innato e spontaneo che può essere controllato, mentre la violenza è un atto contro l’altro con l’intenzione di provocare sofferenza o danneggiamento.
L’aggressività può trasformarsi sia in violenza che in “grinta” che è una sana ed appassionata forza creativa la quale ci consente di fronteggiare le difficoltà e le ingiustizie.
Esiste un’aggressività, per così dire “adattiva”, funzionale all’affermazione di sé ed alla propria difesa ed una distruttiva che si esprime nella violenza.


Occorre per questo che genitori e educatori insegnino fin dalla più tenera età a parlare ai bambini delle proprie emozioni: questo è il primo passo per poterle controllare, sublimare convogliare in quei riti collettivi che sono le competizioni sportive o le espressioni artistiche.
A volte se non prendiamo coscienza delle nostre emozioni negative, le collere represse possono riemergere esprimendosi in disagio psicologico, malesseri o esplosioni improvvise. Così se oggi i giovani appaiono più violenti di un tempo ed in età più precoce, ciò certamente non dipende dalla trasformazione della natura umana, che è sempre la stessa, ma dal tipo di educazione che ricevono o non ricevono negli anni della crescita.


Il termine bullo deriva dall’inglese “bully” che significa “fanfarone”. Il comportamento da bulli mira a danneggiare e spesso dura nel tempo a volte per settimane e mesi. Per scoprire quando ci troviamo di fronte ad un comportamento da bulli, devono manifestarsi le seguenti caratteristiche:
- Intenzionalità a far male.
- Persistenza nel tempo.
- Disequilibrio fra vittima e carnefice.
Il bullismo, pertanto non è un fenomeno statico, di rabbia passeggera, ma dinamico.
Dagli studi condotti in Italia, risulta che una volta insediatosi il fenomeno risulta stabile nel tempo ed è come se persecutori e vittime recitassero la loro parte in una perversa circolarità che spetta agli adulti spezzare prima che divenga vera e propria delinquenza.
Ma quali sono le cause del fenomeno?
Gli studiosi hanno riscontrato che molto dipende dagli stili educativi e dall’atmosfera familiare di provenienza dei bulli.
Nelle famiglie nelle quali regnano violenza e sopraffazione c’è un’alta probabilità che i figli interiorizzino tali schemi e li ripropongano.
Spesso divengono bulli ragazzi i cui genitori manifestano uno scarso coinvolgimento emotivo o un criterio di allevamento o troppo permissivo o troppo coercitivo: tutto ciò comporta nei figli un rapporto alterato con il mondo esterno. Gli psicologi inoltre, hanno scoperto che il bullo si aspetta approvazione dai genitori. Egli ha un comportamento improntato all’aggressività disadattiva, all’impulsività nelle risposte comportamentali ed una buona opinione di sé.


Le vittime, invece, presentano spesso scarsa autostima con atteggiamenti ansiosi ed insicuri. Entrambi, bullo e vittima, non sanno cogliere i segnali dell’altro non riuscendo a gestire il conflitto. Spesso le vittime dei bulli possono provare il desiderio di non andare più a scuola, presentando sintomi da stress, come mal di stomaco e mal di testa, incubi ed attacchi d’ansia.
Dunque, chi deve intervenire di fronte ad episodi di bullismo? Certamente gli adulti che ne vengono a conoscenza, genitori ed insegnanti.
Lo studioso Dan Olweus aveva constatato che il 17% degli alunni nei paesi occidentali veniva preso di mira dai bulli. Scoprì inoltre che genitori ed insegnanti o erano del tutto ignari o solo parzialmente consapevoli degli incidenti prodotti dai bulli e spesso non intervenivano in difesa dei bambini e ragazzi presi di mira.
Gli insegnanti possono affrontare il tema del bullismo in classe, tenendo presente che oltre ai bulli ed alle vittime ci sono i “testimoni” che di fronte ad un episodio di bullismo possono limitarsi ad osservare, andarsene o intervenire rivolgendosi ad un adulto.
I testimoni come le vittime hanno bisogno di diventare assertivi.


A tal proposito lo psicologo scolastico può organizzare degli esercizi di assertività che consistono nell’esprimere chiaramente cosa si pensa. Ad esempio di fronte ad un compagno di classe che grida, un comportamento assertivo non è gridare a nostra volta minacciosamente: - Chiudi quella boccaccia! -, ma ad esempio: - Abbassa il tono, non riesco a concentrarmi-.
Gli inglesi hanno suggerito molte tecniche e stratagemmi a seconda dei casi con l’uso dell’umorismo che smorza le situazioni di canzonatura ed altre tecniche di “disinnesco”.
In Germania il pedagogista e cultore di musica Hans Bastian dal 1996 al 2003 ha esperimentato in alcune scuole elementari di Berlino l’apprendimento della musica da parte dei bambini fin dalle elementari: il risultato è stato una maggiore creatività e flessibilità dei bambini musicisti: facendo musica in gruppo è importante la collaborazione per raggiungere una esecuzione corretta. Questo “fare musica insieme” con il metodo Orff, che abbina alla musica il canto e la danza crea affiatamento.
Il bambino raggiunge così un arricchimento delle proprie competenze e questo lo rende così soddisfatto e orgoglioso di sé che non cade nella violenza, nell’insoddisfazione e nella noia.
In Italia il commediografo Marco Martinelli, dopo aver lavorato in Emilia Romagna, ha diretto i ragazzi di una scuola di Scampia, quartiere degradato vicino Napoli, nel mettere in scena una commedia di Aristofane, rivisitata e rielaborata con il loro linguaggio. Questa partecipazione corale ha aperto per i ragazzi nuovi orizzonti e tanta voglia di riscatto.


Possiamo perciò affermare senza ombra di dubbio che l’arte in tutte le sue varie forme è utile nella prevenzione e cura del bullismo. Ciò che più conta nel lavoro di prevenzione che si fa a scuola è combattere l’insuccesso scolastico in contemporanea con le condotte antisociali; infatti laddove si è cercato di combattere solo la violenza senza prevenire gli insuccessi scolastici, i risultati sono stati insoddisfacenti. Oltre alle sanzioni educative che devono tendere a risarcire la vittima occorre ristabilire l’equilibrio alterato tramite regole ben chiare che essendo uguali per tutti sono garanzia di giustizia.
E’ importante inoltre lavorare molto sul fronte della prevenzione in famiglia. I ragazzi fin dalla più tenera età devono avere una base sicura nella famiglia che possa dare loro, identità promuovendo in loro autonomia e socializzazione. Sono deleterie le punizioni fisiche frequenti, l’abuso verbale, fisico, sessuale, le intimidazioni, le minacce, le umiliazioni,gli insulti, le discriminazioni fra fratelli. Il bambino deve essere riconosciuto, protetto, ascoltato e trattato con rispetto.
Poiché molti interventi sbagliati nell’educare i propri figli sono frutto di condizionamenti o abusi subiti dai genitori nell’infanzia. Assumono importanza tutti quei corsi per genitori o gruppi di incontro che possono avere un ruolo correttivo e formativo, specialmente quando i figli sono ancora piccoli o stanno per arrivare.
Infine per concludere, tutte queste proposte ed opportunità di crescita dovrebbero passare sempre dalla teoria alla pratica divenendo concrete per tutte le famiglie con maggiori o minori mezzi economici.

D.ssa Andreina Cresta